mercoledì 13 marzo 2019

la Palude

Domenica mattina.
Non fa molto freddo, o perlomeno fa molto meno freddo rispetto alla data del calendario.
Primi di marzo.
 

Manila sale sull'auto del Guru, si parte per Punta Alberete, una zona protetta in cui la natura della Romagna è stata preservata come era precedentemente alle bonifiche della prima parte del secolo scorso.

Dopo un breve viaggio, la macchina si ferma in un parcheggio dentro la pineta. Si potrebbe definire una spianata, ma non c'è nulla di pianeggiante in quella radura arida e che ricorda uno spiazzo palestinese dopo un bombardamento israeliano.

I due procedono a passi decisi, ma non di fretta.

Manila non ha mai visto questa zona, e non è nemmeno certo di ciò che troverà davanti a se, ma dalle parole del Guru ha potuto intuire che si stanno avvicinando ad un luogo sacro.
Sacro non nel senso "religioso" del termine, non avrebbero trovato nessuna statua di divinità da venerare, ma si sarebbero certamente trovati in un luogo oggetto di una particolare riverenza.

Dopo un ponte di legno che sancisce ufficialmente l'allontanarsi dal "mondo" e l'entrata nel reale, infatti, i due si ritrovano immersi nella Romagna di fine ottocento salvo, forse (o perlomeno i due speravano), l’assenza delle zanzare della malaria.

Tronchi chini, sprofondati a varie altezze nell’acqua stagnante presente sui due lati di una stretta passatoia, un sentiero battuto che rappresenta l’unica parvenza di “modernità” di quel luogo.
Legno vivo e legno marcio a fasi alterne, che si alternava in vari tipi e vari strati, ai due lati del sentiero che creava una sorta di laghetto al centro di un percorso di più di 3 kilometri.


L’odore era un insieme di erba, acqua stagnante, materia organica in decomposizione e vita che cresce in maniera caotica, disordinata e incommensurabilmente esuberante, e nell’insieme era un'esperienza che da sola meritava il viaggio.

L’acqua è più fresca nel laghetto al centro, che si dirama in piccoli corsi d’acqua, mentre le pozze semi-evaporate sui lati esterni sembrano avere millenni, coperte da una patina, una velatura densa e con un colore scuro. Vagamente, si intravedono tronchi semidecomposti celati dall’acqua.


I due cominciano a sparire mentre gli spiriti li accolgono: “bentornati a casa, figlioli”, mormora una voce senza corpo: “prendetevi il giusto tempo per rifocillarvi, ne avrete bisogno quando tornerete la fuori”.

Una famiglia, madre  padre e una bambina al centro, nel frattempo, comincia anche lei il suo giro attorno a quest’area protetta.

Il padre è quasi certo di avere intravisto due figure di uomini, alte e ben piantate, e che procedevano spedite dinanzi a loro di qualche decina di metri.

Forse era un abbaglio, guardando meglio non vede nessuno e nessun rumore sembra avvalorare questa sua ipotesi.


“Papà, è strano questo posto!”

Sorride.

“Sì, lo è”

mercoledì 9 maggio 2018

Benvenuti?

C'è una Terra di Mezzo che è più in mezzo delle altre, ed è la Romagna.

E in mezzo alla Romagna, o sopra, o sotto, o altrove c'è l'angamoR, la terra di Invel, una terra che non c'è che è come la Romagna, anzi è la Romagna.

Qui accadono cose strane tutti i giorni, e la realtà striscia pesante tra la quotidianità come un serpente eterno e assume forme e colori irreali, che nessuno percepisce, o perlomeno pochi.

Anzi, i più credono di vivere in un luogo allegro, spensierato, persino in una terra "Solatia"!

"Invel" è una parola che significa "da nessuna parte", come "nowhere" in inglese.

Quelle che leggete sono le cronache che provengono, o almeno così si narra, da questo Non-Luogo.